Spazio d'autore: intervista a Pierluca Marino e Augusto Tardocchi
By Luca Cavedon
Economia / Diritto / Industria / Management
Oggi abbiamo avuto il piacere di intervistare Pierluca Marino e Augusto Tardocchi co-autori del volume Monete complementari - una prospettiva oltre l'euro.

1. Prima di tutto, una curiosità: Monete complementari è a doppia firma. Vogliamo raccontare come vi siete conosciuti e cos’è stato a far scoccare la scintilla tra voi, in termini di “sentire” economico?
Io e Augusto ci siamo conosciuti circa nel 2015. All’epoca, avevo già esperienza nel campo delle monete complementari, mentre lui ricopriva il ruolo di responsabile regionale per la campagna di BXB. Sin dal primo incontro, sono sempre stato affascinato dal suo approccio, che definirei paterno, e dalla sua profonda cultura d’impresa. Ho sempre apprezzato Augusto sia come uomo che come professionista. D’altra parte, lui vedeva in me un imprenditore e un professionista difficile da inquadrare. Con il tempo, però, siamo riusciti a costruire una collaborazione proficua che dura ancora oggi. Ciò che più conta, però, è la passione per questa materia – ancora poco conosciuta – che ci ha fatto incontrare e che entrambi apprezziamo profondamente. Spesso ci ritrovavamo a fare lunghe telefonate notturne, discutendo del potenziale che ogni azienda potrebbe sfruttare se solo ci fosse una maggiore consapevolezza dello strumento. Questo interesse condiviso si è poi concretizzato ulteriormente nella realizzazione di questo libro, scritto a quattro mani, dove ognuno di noi ha curato un aspetto specifico, con il prezioso supporto dell’altro.
2. Monete complementari è un libro che racconta di economia, ma anche di società e di comunità, in fondo. Cosa lega, a vostro avviso, questi due ambiti?
Società e comunità sono legate da principi fondamentali, tra cui quello per cui ognuno dovrebbe contribuire al benessere dell’altro, affinché tutti possano apprendere e migliorarsi. Tuttavia, viviamo in una società in cui spesso si tende a giudicare le azioni altrui, invece di ammirarle e trarne insegnamento. Dovremmo invece ispirarci tanto alle vittorie quanto alle sconfitte degli altri, utilizzandole come spunto per la nostra crescita personale e collettiva.
3. Nel libro accennate alla nascita della moneta, ma in realtà ci si concentra sulle origini del baratto e si arriva a una sua versione contemporanea e raffinata, il barter. Ecco: come spieghereste a un neofita cos’è il barter?
ll barter è stato l’origine degli scambi economici tra i popoli di tutto il mondo, consentendo la compravendita multilaterale di beni e servizi. In Italia esistono due piattaforme dedicate al barter, dove un artigiano può valorizzare il proprio potenziale inespresso. Questo sistema permette alle imprese di sfruttare al meglio le proprie risorse, offrendo opportunità economiche vantaggiose e sostenibili.

4. Andando più nello specifico: cos’è il meccanismo della moneta complementare?
Il sistema delle monete complementari è semplice e intuitivo. Si basa su comunità economiche fondate sul principio di appartenenza: ogni membro può acquistare o vendere beni e servizi senza utilizzare l’euro come valuta di scambio. Invece di effettuare pagamenti in euro tramite bonifico, le transazioni avvengono attraverso il trasferimento di crediti all’interno del circuito, come gli euro BXB, Sardex e altri. La forza di questo sistema risiede nel fatto che le operazioni non passano attraverso le banche tradizionali; il vero motore degli scambi è la fiducia tra le aziende e il valore etico dell’appartenenza alla comunità. Questo modello consente alle imprese di ottenere ciò di cui hanno bisogno e di valorizzare al meglio le proprie risorse inutilizzate. In fondo, è il principio stesso dell’economia: spostare beni e servizi nel tempo e nello spazio affinché il loro valore cresca. Ed è proprio questo il ruolo delle monete complementari: facilitare gli scambi e garantire che ogni risorsa trovi il suo miglior utilizzo.
5. Nel libro raccontate di diversi esempi europei, ma anche italiani. Su uno di questi, il Wir, aveva realizzato anche un servizio, particolarmente elogiativo, un programma di inchiesta come Report. Lo citate ampiamente, a titolo di esempio. Perché in epoca di crisi la moneta complementare può essere, almeno in parte, una soluzione?
La domanda è pertinente in relazione a Wir, poiché la moneta complementare può rappresentare una soluzione in tempi di crisi.In realtà, però, non parliamo di una sola moneta complementare, ma di un sistema di monete complementari. A nostro avviso, quando si verifica un credit crunch e le banche smettono di concedere i finanziamenti necessari alle aziende per sviluppare il proprio business, è fondamentale trovare alternative di supporto. Le banche, infatti, sono nate per aiutare persone e imprese a realizzare progetti che altrimenti sarebbero irraggiungibili. Il problema della finanza moderna è che solo chi possiede denaro può ottenerne altro, mentre chi ne è privo non ha accesso al credito. Questo rappresenta un ostacolo alla crescita economica. Infatti, l’economia si sviluppa quando anche chi possiede un piccolo negozio o una bottega ha la possibilità di realizzare il proprio sogno imprenditoriale. Le monete complementari offrono alle aziende e alle comunità l’opportunità di esprimere appieno il proprio potenziale. Da un lato, aumentano la disponibilità di beni e servizi; dall’altro, consentono di effettuare acquisti senza l’uso di euro. Un sistema di monete complementari diversificato può agevolare le imprese nella gestione delle risorse, riducendo la dipendenza dalla moneta tradizionale. Questo approccio permette di investire il denaro in nuovi beni o servizi, trasformando il lavoro in uno strumento per realizzare i propri obiettivi senza dover ricorrere necessariamente al credito bancario. In questo modo, il business si sviluppa all’interno della propria comunità, basandosi sulla fiducia reciproca anziché su prestiti che spesso comportano lunghe attese, documentazione complessa e procedure burocratiche stressanti. Con le monete complementari, invece, basta contattare un collega o un membro del network, che, fidandosi della tua professionalità, potrà concederti i beni e servizi di cui hai bisogno, senza intermediari né complicazioni.
6. Vi sono anche esperienze italiane, e nel libro vi sono un paio di interviste a chi le ha realizzate. Vi va di accennarle?
Nel libro sono presenti alcune interviste nelle quali si approfondisce l’esperienza di Sardex e BXB, i due circuiti di moneta complementare più importanti in Italia. Pur essendo profondamente diversi, in alcuni aspetti e tematiche si trovano in sintonia. Sardex nasce con un’impronta regionale, in Sardegna, con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze locali e favorire lo sviluppo delle microimprese. Grazie alla moneta complementare, ha permesso la realizzazione di progetti di grande rilievo. BXB, invece, è una realtà che nasce fin da subito su scala nazionale, rivolta principalmente a medie e grandi imprese. Il suo modello si basa sullo scambio di beni e servizi con il supporto di un trainer, che aiuta gli associati a facilitare le transazioni e a gestire in modo efficace il rapporto tra domanda e offerta.

7. In definitiva: perché un imprenditore dovrebbe entrare in un progetto di barter?
Un imprenditore non dovrebbe porsi limiti, ed è per questo che è fondamentale creare sempre nuove opportunità di sviluppo. Il barter facilita l’espansione del mercato dei servizi, permettendo alle imprese di valorizzare il proprio potenziale inespresso e di crescere in modo più efficace.
8. Uno potrebbe chiedersi: l’esperienza della moneta complementare può funzionare solo in ambito locale? Quali condizioni devono verificarsi per ampliarne l’area o l’ambito di utilizzo?
Esistono due tipi di esperienze differenti. In una comunità di piccole dimensioni, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, è possibile avviare una barter company per migliorare la qualità della vita dei cittadini e sostenere le micro e piccole imprese a livello locale. In un contesto provinciale, invece, dove il barter coinvolge un numero maggiore di aziende e transazioni, è necessario introdurre normative e regolamenti più strutturati per garantire un funzionamento efficace e sostenibile del sistema.
9. Qual è oggi, secondo voi, il principale ostacolo alla diffusione di sistemi di questo tipo?
In realtà, non esiste un vero e proprio ostacolo, poiché le persone hanno sviluppato nuovi sistemi per fare economia. Tuttavia, la spinta decisiva deve arrivare dalle grandi istituzioni, che gestiscono specifici strumenti di pagamento e potrebbero favorire lo sviluppo sia delle piccole comunità sia di circuiti più ampi e rilevanti. È fondamentale, però, agire con consapevolezza, perché l’economia, come già accennato, è un ciclo che alterna crisi, sviluppi e miglioramenti.

10. Nella conclusione, scrivete: “Per evitare fraintendimenti: il barter non è acqua santa e le barter company non sono luoghi in cui avvengono i miracoli. C’è bisogno, per ottenere successo, della voglia e dell’impegno dello staff dirigenziale aziendale: solo una collaborazione attiva e fattiva porta a grandi risultati (...). Conoscete qualcosa che porti risultati se non c’è il giusto impegno?”. Si tratta di una chiusura apprezzabile e che non vende fumo, ma è chiaro che voi in tutto questo credete. La domanda è: se non ora, quando?
È sempre il momento giusto per adottare una visione diversa dell’economia per ogni azienda. Noi però affrontiamo un ragionamento serio. Vogliamo far riflettere sulle difficoltà economiche che ogni azienda può incontrare. Ti offriamo due strumenti per affrontarle. Il primo è un invito a riflettere sulle opportunità che non derivano solo dall’euro e dal posizionamento di prodotti e servizi nel tempo e nello spazio, che rappresentano la base dell’economia tradizionale. Vogliamo suggerirti di creare un nuovo modello di business attorno alla tua azienda, ai tuoi dipendenti e ai tuoi fornitori. Poi, facciamo una pausa e ti proponiamo di immaginare insieme come sviluppare il tuo business. Ci piacerebbe aiutarti a scoprire il tuo potenziale inespresso e far crescere il tuo fatturato del 20-30% nei prossimi cinque anni, senza aumentare i costi di produzione. L’obiettivo è valorizzare ciò che hai già in azienda. Inoltre, vogliamo lavorare insieme per creare un welfare aziendale che non gravi sul budget, ma che possa derivare da operazioni intelligenti, valorizzando il reddito e il tempo a disposizione. Vogliamo anche immaginare l’aumento dei corsi di formazione nella tua azienda, per il marketing e altre aree. Se queste idee ti convincono, il nostro consiglio è di contattarci, prendere un caffè insieme o organizzare una call. Durante la call, ci racconterai chi sei e cosa fai, e noi prenderemo appunti per darti dei consigli pratici. Approfitta della nostra esperienza e professionalità.
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