Spazio d'autore: intervista a Fernando Zanetti
By Luca Cavedon
Fotografia
Abbiamo intervistato il fotografo e autore Fernando Zanetti, che ha già pubblicato con Edizioni ZEROTRE il progetto fotografico The Aeolian Dream - Il sogno Eoliano e sette opere specifiche su ciascuna isola appartenente all’Arco Eoliano. Oggi è qui con noi per presentarci la sua ultima pubblicazione, intitolata E mi me ne so ’ndao. Nella laguna di Venezia.

1. Fernando, per prima cosa si presenti al nostro pubblico.
Buongiorno a tutti, sono Fernando Zanetti e sono un fotografo. Da quando ho deciso che la fotografia sarebbe diventata la mia professione, mi sono occupato di diversi ambiti: dalla fotografia pubblicitaria e creativa, a quella editoriale e commerciale, collaborando con varie aziende e diversi studi di comunicazione e agenzie pubblicitarie. Accanto a questo lavoro su commissione, ho sempre portato avanti le mie ricerche fotografiche e i miei progetti personali, sviluppandoli nell’arco di un tempo abbastanza lungo. Alcuni di questi progetti sono poi diventati delle mostre fotografiche o dei libri fotografici. Finora ho pubblicato circa una ventina di libri, nove dei quali con Edizioni 03.
2. Lei si occupa di realizzare immagini particolari ed evocative di “still life”: può spiegarci di cosa si tratta?
Still life è un termine inglese che indica la natura morta, cioè la fotografia di oggetti inanimati. La grande sfida dello still life sta proprio nel rendere vivi degli oggetti, nel riuscire a trasmettere un senso di bellezza, a evocare emozioni fotografando elementi apparentemente semplici e inanimati. Io ho applicato molto questa tecnica dello still life in molte delle mie fotografie pubblicitarie, inventando situazioni di luce e di composizione studiate apposta per esaltare l’oggetto stesso, anche se, appunto, era inanimato.
3. Tra gli oggetti inanimati che si potrebbero ritrarre con la tecnica dello “still life”, Lei sceglie di concentrarsi su elementi naturali e su tutto ciò che li rappresenta. Da cosa nasce questa sua passione per la natura?
La mia grande passione per la natura nasce dal fatto che sono nato in campagna e ho sempre vissuto non semplicemente con la natura ma proprio dentro la natura. Mi ricordo che da bambino mi soffermavo a guardare i fiori, a guardare gli alberi... Sono sempre stato molto affascinato da tutto questo. Per me la natura è un grande palcoscenico dove è possibile esaltare, raccontare le stagioni, le atmosfere, le situazioni. Alcune delle mie ricerche personali si basano sugli elementi cosmici della vita, cioè acqua, aria, terra e fuoco, che sono intimamente legati alla natura.

4. Lei ha pubblicato con Edizioni ZEROTRE diversi volumi. Il primo è un importante volume cartonato, The Aeolian Dream, una raccolta fotografica che racconta tutte le Isole Eolie. Ha poi dedicato a ogni isola un volume a parte: Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea, Salina, Stromboli e Vulcano. Rispetto a queste pubblicazioni, ci siamo spostati verso un altro mare e un altro tipo di isole, quelle lagunari. E mi me ne so ’ndao è un progetto fotografico dedicato alla Laguna di Venezia. Quando è nata l’idea e in cosa si associa o si contrappone alle altre opere eoliane?
La pubblicazione E mi me ne so ’ndao nasce come risposta a tutte le pubblicazioni che avevo fatto sulle Isole Eolie. Infatti, dopo questa lunga esperienza eoliana, mi sembrava giusto parlare anche di un territorio che mi appartiene di più. Essendo veronese, sono sempre stato molto attratto dalle isole della laguna e così, dopo i racconti eoliani, ho sentito il desiderio di raccontare anche qualcosa che mi appartenesse davvero. La laguna di Venezia mi ha permesso di fare quasi un parallelo perché sempre di mare, sempre di terra e di luci particolari si tratta. In un certo senso, questo libro è una conseguenza dell’esperienza eoliana, ma con radici più vicine alla mia tradizione.
5. Com’è organizzato il volume?
È diviso in due capitoli fondamentali. Il primo è dedicato alle luci, quelle luci magiche del mare e delle isole, che esaltano i paesaggi e creano atmosfere cariche di poesia e di emozione. Il secondo capitolo, invece, è dedicato all’uomo, cioè alle persone che vivono la Laguna in senso stretto, alle loro tradizioni, ai lavori che svolgono i lagunari e alle geometrie delle architetture e delle costruzioni, non solo di carattere religioso.
6. Qual è il significato che vogliono trasmettere le Sue immagini?
Questa è una domanda abbastanza difficile a cui rispondere, ma molto interessante. Il significato principale che voglio trasmettere con queste immagini è la contrapposizione e insieme la vicinanza fra la bellezza sconfinata della natura e l’opera dell'uomo che, in certi casi, può essere altrettanto bella e poetica. Nel libro, per esempio, racconto dei magici vetri di Murano, la tradizione della lavorazione del vetro oppure delle merlettaie di Murano: tutte storie che, come le luci della natura lagunare, sanno emozionare.

7. Quanto conta la luce in uno scatto fotografico?
Questa domanda è d’obbligo ma è anche la più interessante. Fotografare significa scrivere con la luce; quindi, si capisce subito che la luce è fondamentale: caratterizza un’immagine, le dà spessore, significato, emozione. La luce è la componente fondamentale. Luce e tempo sono due fattori fondamentali e sono entrambi elementi immateriali, e forse il bello è proprio questo: con due elementi immateriali riusciamo, attraverso la fotografia, a raccontarci e a raccontare delle storie che altrimenti non potrebbero essere narrate.
8. Il titolo del volume riprende il verso di un antico canto di pescatori: ce ne parla?
Grazie per questa domanda, perché mi dà la possibilità di raccontare proprio l’origine e l’evoluzione del volume. Il titolo si ispira a un antico canto dei pescatori lagunari. Si chiamava Canto a risposta, perché fra due imbarcazioni i pescatori si scambiavano notizie, racconti, insomma il “gossip” dell’epoca. Per questa ragione, quindi, diventa estremamente interessante, perché ognuno raccontava le proprie esperienze, quello che faceva o aveva fatto, quello che accadeva o era accaduto. Nel libro, infatti, si racconta del vagabondaggio di un personaggio attraverso le isole della laguna, nelle quali fa diverse esperienze e incontra tanti personaggi. Ho scoperto questo canto negli anni Ottanta, quando mi occupavo di musica tradizionale, e ho appreso che E mi me ne so ’ndao è uno dei canti tradizionali veneti più conosciuti e più belli.

9. Ci racconti il processo che precede la realizzazione di un libro fotografico.
Questa è una domanda abbastanza complicata, a cui però mi fa molto piacere rispondere, perché quando vediamo un’opera finita, in questo caso un libro fotografico, non immaginiamo tutto il lavoro che c’è dietro, i tempi necessari per realizzarlo e che bisogna dedicargli. Innanzitutto, si parte da un’idea. Una volta che l’idea si materializza, bisogna cominciare, almeno nel mio caso, a realizzare le immagini, avendo già abbastanza chiaro quello che si vuole raccontare. Si comincia con le riprese e, per esempio, nel caso di questo volume le riprese realizzate sono state circa 1500. La difficoltà maggiore, dunque, è stata proprio metterle in ordine: spesso si impiega molto più tempo a selezionare e organizzare le diverse immagini, a lavorare sull’impaginazione del libro, a scegliere i testi e le didascalie da inserire, che non a fare le riprese. Le riprese si distribuiscono su un arco di tempo molto più lungo, seguendo, almeno in questo caso, la stagionalità, le luci e i cambiamenti atmosferici, ma se sommiamo tutto il tempo che serve per selezionare le fotografie ci accorgiamo che, se non supera il tempo delle riprese, siamo lì. Quindi, c’è una grandissima preparazione che precede la stampa. Dopodiché bisogna fare una sorta di progetto e presentarlo a un editore, sperando anzitutto di trovarlo e che il progetto piaccia. A questo punto, l’editore comincia a smussare alcuni aspetti, si fanno delle riunioni, si decide insieme cosa inserire e cosa escludere. Di solito, però, io arrivo alla stampa con le idee abbastanza chiare: so già che cosa voglio mettere, che cosa no, che cosa voglio raccontare. Questo perché tra il concepimento dell’idea e la sua realizzazione passa circa un anno, un anno e mezzo, anche di più a volte; quindi, c’è tutto il tempo per meditare e per fare una selezione abbastanza accurata. Quando si arriva a preparare la stampa, si tratta solo di rifinire alcune cose, rivedere i testi, trovare anche l’autore per l’introduzione del libro e definire l’impostazione iniziale. Dopodiché ci sono le correzioni, e questo è un lavoro meticoloso e molto lungo. Alla fine, però, se l’opera risulta piacevole da vedere ed è interessante, la soddisfazione è tanta. C’è davvero tantissimo lavoro prima di arrivare alla pubblicazione di un libro. L’editore è importantissimo in questo percorso, è una figura fondamentale ed è importante che si instauri subito una complicità fra l’autore e l’editore per riuscire poi a dar vita a un prodotto valido.

10. Come valuta la pubblicazione con Edizioni ZEROTRE?
Con Edizioni ZEROTRE mi sono sempre trovato molto bene, mi sono sempre sentito quasi a casa. Infatti, mi hanno seguito con attenzione e mi hanno accompagnato in tutta l’operazione di preparazione e di stampa. La qualità si vede: sia nella resa di stampa sia nella cura dei particolari, nella precisione e nei dettagli che hanno i volumi che ho pubblicato con loro. Colgo quindi l’occasione per ringraziarli, perché mi hanno dato la possibilità di esprimermi e di pubblicare le mie idee. Posso dire quindi che è un dieci pieno.
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