Spazio d'autore: intervista a Paolo Mozzo
By Luca Cavedon
Arte / Storia dell'arte / Architettura / Archeologia
Abbiamo avuto il piacere di intervistare Paolo Mozzo, titolare della galleria di arte etica ARTantide. Oggi ci presenta il volume INFERNO - Esiste una via d'uscita?.

1. Partiamo dal titolo: Inferno evoca dannazione, un abisso in cui l’umano precipita, qualcosa di ultraterreno. Questo, invece, è assolutamente terreno, è attorno a noi: cosa intendiamo, dunque, quando parliamo di inferno in terra?
La parola “inferno” spesso evoca reminiscenze dantesche, ma non è il caso di questa mostra. Si tratta piuttosto di un significato metaforico che riguarda le molteplici difficoltà che tante persone affrontano nella vita di tutti i giorni, ma non solo: spesso alcuni aspetti di questo inferno riguardano anche altre creature viventi, molte delle specie animali che ci accompagnano sulla Terra in questo lungo viaggio nell’universo. La mostra parla quindi di sfruttamento del lavoro, di criminalità organizzata, di incuria della politica, di inquinamento delle acque, di riscaldamento globale, di convivenza cittadina con animali selvaggi, di distruzione dell’arte e della cultura durante le guerre e i conflitti, di sovraesposizione mediatica, di isolamento sociale dovuto all’uso eccessivo dei cellulari e perfino di depressione. L’intento educativo della mostra è esplicito, ma ogni denuncia è sempre accompagnata da una speranza, da una possibilità che, in quanto esseri umani, ci diamo per poter essere migliori.

2. Siamo già entrati nell’argomento, ma facciamo un passo indietro: da dove nasce l’idea di questa mostra e del percorso che è stato scelto?
La mostra nasce dalla volontà di cercare una provocazione che al concetto di inferno, il quale suscita sentimenti contrastanti di spavento e di curiosità, di timore e chissà che altro, associ la domanda volutamente posta a sottotitolo: esiste una via d’uscita?
È molto importante che il sottotitolo sia un quesito: lo abbiamo pensato come un vero e proprio invito rivolto allo spettatore per stimolarlo a venire e cercare una risposta proprio all’interno del percorso espositivo. La mostra si snoda così lungo una ventina di “stazioni” che sviluppano, con la sensibilità di ciascun artista, i temi scottanti e attualissimi che vengono proposti, in modo che il visitatore possa vivere diverse esperienze ed emozioni.
3. Il cammino nel vostro inferno lo percorre Eldrik. Ecco: chi è Eldrik e perché è stato scelto proprio lui?
Eldrik è il personaggio della narrazione immersiva che accompagna il visitatore lungo tutto il percorso, dall’inizio alla fine della mostra. Il visitatore vive la propria storia in simbiosi con il suo assistente, fino a quando arrivano insieme a una morale conclusiva.
Eldrik non è una classica guida museale, volta al racconto di soli dati tecnico-storici e aneddoti, ma è un visitatore virtuale vero e proprio, che condivide la mostra interpretandola come se la vedesse per la prima volta. Difatti, è un alieno perché era importante immaginare una figura terza, non influenzata direttamente dagli argomenti scottanti trattati, ma a essi sensibile, e in grado di interpretarli con gli occhi di una cultura diversa, immaginaria e molto avanzata; in altre parole, è davvero un compagno di viaggio capace di vedere le cose da un punto di vista oggettivo perché esterno. E non solo questo. L’alieno, infatti, è anche la metafora dell’artista il quale, attraverso la sua spiccata sensibilità, è in grado di essere più obiettivo degli altri, svincolato dal turbinio della vita quotidiana: ha il tempo di analizzare la realtà in modo più obiettivo e distaccato e mescolare denuncia e speranza, rappresentandole con le sue opere d’arte.

4. Eldrik in qualche modo fa pensare al marziano di Flaiano e all’Usbek di Montesquieu nelle Lettere persiane. Quanto conta lo sguardo dell’alieno, dello straniero, per farci capire le storture di una realtà alla quale siamo assuefatti?
Credo che lo sguardo esterno e oggettivo dell’alieno sia imprescindibile. Tutti noi dovremmo occasionalmente cercare di astrarci e analizzare la realtà che ci circonda con distacco, per riuscire a comprendere meglio i meccanismi che regolano la vita di tutti i giorni. Guardare le cose con occhi nuovi è fondamentale perché ci permette di vivere meglio e ci insegna a non voltare le spalle alle ingiustizie, a prendere posizione, a capire culture e abitudini diverse dalle nostre, così da aprirci all’integrazione dei popoli.
5. Nella mostra si toccano temi tra i quali: le migrazioni, l’ambiente, l’infodemia, la tecnologia, la distruzione della memoria. Quale di queste storture è, a tuo avviso, quella più pericolosa per il genere umano?
È difficile fare una classifica, sono tutti temi importanti. La tematica della sovraesposizione mediatica causata dalla diffusione capillare dei social network mi preoccupa particolarmente: le democrazie sono a rischio a causa della forte influenza esercitata da questi ultimi. Chi sa sfruttare meglio i social media è potenzialmente in grado di ottenere consensi, indipendentemente dalle sue reali capacità di gestione politica o dei suoi reali interessi nei confronti del bene pubblico. Forse la democrazia stessa come sistema di governo comincia a vacillare a fronte della diffusione di questi mezzi di comunicazione così pervasivi.
6. Nella mostra è dedicato anche molto spazio alle specie animali e al loro difficile adattamento a un habitat antropizzato e sempre meno naturale. Cosa dovremmo imparare dagli animali?
A tal riguardo mi viene spontaneo citare la filosofia de Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, tra le altre cose anche perché sono ambasciatore di Cittadellarte. Il “terzo paradiso” è un concetto che richiama visivamente a un simbolo simile a quello dell’infinito (cioè un 8 messo in orizzontale), ma con un anello in più: i due cerchi esterni rappresentano rispettivamente la natura e l’artificio, mentre il cerchio centrale simboleggia l’equilibrio fra i due.
Natura e attività antropica non devono evolvere per forza in contrasto: è sempre più essenziale riuscire a trovare un equilibrio in cui l’uomo impari a rispettare l’ambiente in cui vive, con tutta la biodiversità che lo caratterizza. Non si tratta solo di contrasto al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici, ma si tratta di capire che la parola “sostenibilità” ha un significato importante per tutti noi e non rispettarlo, alla lunga, può diventare pericoloso e controproducente.
Gli animali, vivendo da millenni in armonia con questo equilibrio, ci insegnano a dargli l’importanza assoluta che merita.


7. Gli artisti esposti nella mostra sono tanti e il fil rouge che li collega è evocativo e singolare: sono tutti molto diversi fra loro, ma sono anche legati in modo indissolubile. Quanto lavoro c’è stato dietro alla riuscita di questo percorso, dal punto di vista filosofico?
Rispondere alla domanda in questione è molto facile perché stiamo lavorando a questo aspetto sin dal 2016, quando abbiamo fondato il Movimento Arte Etica e ne abbiamo scritto il Manifesto culturale. Attorno alla filosofia del Manifesto abbiamo catalizzato un gruppo di artisti dalle modalità di lavoro e di espressione molto diverse tra loro, ma coesi nelle intenzioni: ossia dall’idea che l’arte possa davvero essere uno strumento di cambiamento. Realizzare opere di grande responsabilità sociale è ciò che accomuna questi uomini d’arte, anche se le loro tecniche sono le più differenti: pittura, disegno, fotografia, audiovisivo, scultura e installazione. Il fil rouge della mostra è legato al suo titolo; quindi, al concetto di inferno legato alla vita quotidiana, e ciascuno degli artisti è riuscito a portare alla luce aspetti critici e originali di questo tema, che ci riguarda tutti.
8. L’arte ha il potere essenziale di invitarci a riflettere, riesce ancora in questo intento?
Lo diceva anche Picasso: l’arte ha lo straordinario potere di scuoterci dalla polvere che si accumula nella vita di tutti i giorni. Ci vuole, appunto, uno straordinario potere per guardare con disincanto al nostro quotidiano, e l’arte ce l’ha; di conseguenza essa ha anche la responsabilità di utilizzarlo.
Giunto al termine il primo mese della mostra, sembrerebbe che l’arte esposta sia riuscita a esprimere il suo potere, basandosi anche sui commenti lasciati dai partecipanti sul libro della mostra.
La maggior parte dei visitatori non sapeva proprio cosa aspettarsi dall’interno del Museo d’Arte Trasformativa, e il viaggio immersivo li ha davvero coinvolti, suscitando in loro emozioni e interesse verso i temi sviluppati. Anche il percorso narrativo fiabesco per bambini ha avuto un grande successo, riuscendo a tenere incollati i più piccoli. In alcuni casi le famiglie con più bimbi hanno seguito il percorso tutti insieme ottenendo la stessa efficacia finale.
Sì, l’arte è ancora in grado di parlare a tutti, usando un linguaggio emotivamente coinvolgente e comprensibile internazionalmente.
9. Esiste una via d’uscita? è la domanda del sottotitolo. Eldrik, alla fine, come anche l’arte, ci dà spazi di ottimismo. Il cambiamento è davvero possibile?
La mostra non ha paura a esporre opere di denuncia, anche scomoda, ma suggerisce sempre una possibilità di cambiamento. Il visitatore, attraverso le narrazioni preparate per lui, capisce alla fine del percorso di non essere affatto uno spettatore passivo del cambiamento, ma un suo protagonista. Ciascuno può dare un contributo, l’importante è accrescere la propria consapevolezza, e per raggiungere questo obiettivo l’arte può essere uno strumento straordinario.

10. Eldrik lascia aperto il finale. È possibile immaginare una sorta di prosecuzione di questo percorso, un suo completamento, una chiusura del cerchio?
La mostra INFERNO. Esiste una via d’uscita? non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza: abbiamo già ricevuto richieste per poterla esportare in altri luoghi d’Italia. Il bello del progetto espositivo è proprio la sua flessibilità: si può comprimere o allargare, decidendo di includere altri artisti e altre opere che possono rendere il percorso ancora più ampio e spettacolare.
Il tema rimane lo stesso, ma la mostra può alzare ancora l’asticella; alcune idee sono infatti già al vaglio dei curatori. Al momento però non posso ancora anticipare nulla!
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