Questo volume nasce dall’incontro tra due percorsi artistici e intellettuali che, pur provenendo da esperienze diverse, condividono una medesima urgenza: interrogare il presente e il destino dell’umanità attraverso il linguaggio dell’arte. Il catalogo documenta un dialogo tra le opere di Gianfranco Gentile e il pensiero artistico e filosofico di Massimo Donà, riuniti in un progetto che riflette sulla condizione del nostro tempo, sospesa tra possibilità di rinascita e rischio di crisi irreversibili. Il titolo richiama simbolicamente il settimo giorno della creazione, momento in cui, secondo il racconto biblico, l’opera divina si compie e il tempo viene consegnato alla responsabilità dell’uomo. Questo passaggio rappresenta metaforicamente la condizione dell’umanità contemporanea: un’epoca in cui la libertà di agire coincide con la responsabilità di custodire il mondo e di orientarne il futuro. Le opere di Gianfranco Gentile affrontano con grande intensità visiva alcune delle questioni più urgenti della nostra epoca. Attraverso l’uso del cartone ondulato, materiale fragile, quotidiano e spesso destinato allo scarto, l’artista costruisce immagini di forte impatto emotivo che parlano di vulnerabilità e precarietà. Il supporto stesso diventa parte integrante dell’opera e simbolo della fragilità del nostro ecosistema.
Nei suoi lavori emergono temi come l’estinzione delle specie animali, la devastazione ambientale, lo sfruttamento del lavoro agricolo, le migrazioni e le disuguaglianze globali. Figure umane e animali condividono lo stesso spazio fragile, spesso collocate in scenari che rivelano la tensione tra progresso e distruzione. L’arte diventa così uno strumento capace di rendere visibile ciò che troppo spesso rimane invisibile o ignorato. Accanto alla dimensione visiva di Gentile si sviluppa la riflessione filosofica e artistica di Massimo Donà, che propone una prospettiva radicale sul rapporto tra arte, significato e libertà del pensiero. Nel suo approccio, l’arte non è semplicemente rappresentazione del mondo, ma occasione per sospendere i significati convenzionali e aprire nuovi spazi di immaginazione. Il “nulla” evocato nel suo manifesto non è assenza, ma possibilità: uno spazio creativo in cui il pensiero può tornare libero dalle rigidità culturali e sociali che spesso ne limitano la vitalità. Questo dialogo tra visione artistica e riflessione filosofica crea una tensione fertile. Da un lato, la materia fragile delle opere di Gentile denuncia le ferite del mondo contemporaneo; dall’altro, la ricerca di Donà invita a ripensare il modo in cui interpretiamo la realtà, suggerendo che solo una trasformazione del pensiero può generare un futuro diverso. Il volume raccoglie immagini delle opere, testi critici, riflessioni e testimonianze che accompagnano il lettore in questo percorso. Non si tratta soltanto di un catalogo d’arte, ma di un vero e proprio spazio di confronto tra estetica, etica e responsabilità civile. In un’epoca segnata da crisi ambientali, tensioni sociali e profonde trasformazioni culturali, l’arte può ancora svolgere un ruolo fondamentale: quello di risvegliare la consapevolezza, di aprire nuove prospettive e di ricordarci che il futuro non è scritto una volta per tutte. Il dialogo tra Gianfranco Gentile e Massimo Donà diventa così un invito a fermarsi, riflettere e immaginare un diverso modo di abitare il mondo. Prima che la tempesta arrivi, esiste ancora uno spazio di lucidità e responsabilità: uno spazio in cui l’arte può aiutarci a riconoscere la fragilità della nostra condizione e, allo stesso tempo, la possibilità di trasformarla.
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