Qual è la risposta letteraria ai sette colossi americani della tecnologia Apple, Microsoft, Alpha Bet (Google), Amazon, Nvidia, Tesla e Meta (Facebook)? Come difenderci dal “mostro” socialmediacratico che ci bombarda con X, Tik Tok, Instagram, Facebook, YouTube, Snapchat e IA interconnessi a stampa, Tv, radio e telefonino? Come reagire intellettualmente al massacro quotidiano tra like, follower e influencer? La risposta è un flusso di incoscienza dopo la rottura delle unità di tempo, di luogo e azione, coi contenuti che scaturiscono dal primato di una forma magmatica e sintetica, un’espressività contro-social, sgangherata e destrutturata, ma efficacissima per disinnescare gli effetti dirompenti della mediacrazia dominante. Questo è un diario irriverente nella bolgia socialmediacratica quotidiana. Il tempo è diviso in dodici mesi di cronaca: per ciascuno sono stati ricercati e selezionatati dei fatti simbolici ed emblematici, corredandoli con un commento che sviluppa il senso degli argomenti con l’uso del calembour, del doppio senso, della citazione, della parodia, del plagio, dello sfregio. Insomma, altri mezzi linguistici ed espressivi usati in un flusso di incoscienza incalzante e pieno di invenzioni e spiazzamenti di senso. Si tratta di dodici mesi, individuati come un campione semantico della sociamediacrazia delirante, dove la cronaca che ha una scadenza diventa un esempio universale di uno sbando umano, di uno squilibrio esistenziale.
Un anno scandito nel nuovo medioevo dell’IAdigitale con le stigmate del delirio universale sempre più incombente. Lo scorrere quotidiano della realtà italiana connessa al mondo, ripreso da stampa, Tv e social media, è come il battito di un cuore malato a rischio infarto. Le coronarie possono saltare da un momento all’altro sotto lo stress algoritmico. Col prevalere delirante del villaggio globale mediatico, tutto è un furibondo conflitto che si scioglie, secondo l’autore, usando l’arma del distacco e dello spiazzamento critico trasversale; e, se occorre, anche il ghigno e lo sberleffo. Questo volume definisce un nuovo modo di proporre una narrazione credibile, spesso rovesciata, nella conflittualità forsennata e nel caos, dando un senso alla Babele che incombe e ci toglie il respiro e riduce la speranza. È come consegnare al lettore un filo di Arianna attraente e leggero nel labirinto ossessivo, asfissiante e ridondante del villaggio globale mediatico.
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