Esistono storie di campioni dello sport che incrociano in maniera armonica vicende attuali e vicende uscite dall’archivio della memoria: quelle degli sportivi di origine giuliano-dalmata, costretti dalla storia a percorsi tutt’altro che lineari, evidenziano da un lato la caratura dei successi agonistici, dall’altro l’evidenza di una componente etica sempre presente, anche in storie private legate tutte a un denominatore comune carico di suggestione. Adalberto Scemma racconta le vicende umane di 15 fuoriclasse, apparentemente così lontani e tuttavia sempre così vicini alle proprie radici in quei passaggi di tempo, veri e propri compagni nell’anima. Si passa dai ring che hanno visto combattere Tiberio Mitri, Duilio Loi e l’eterno Nino Benvenuti, uomini che hanno dato lustro alla noble art, ai circuiti sui quali hanno sfidato la velocità Mario Andretti e Andrea De Adamich, quest’ultimo con anche spiccate doti da imprenditore e diventato famosissimo, poi, come giornalista. Scesi dalle monoposto, si passa ad altre piste, quelle dell’atletica battute da un giovane Ottavio Missoni – sì, proprio il geniale artista dei colori della moda – e da Abdon Pamich, quindi si infilano le scarpe chiodate e si entra negli stadi in cui hanno giocato e allenato Nereo Rocco, Ezio Loik, Ferruccio Valcareggi, Cesare Maldini e Giovanni Udovicich.
E poi ancora Orlando Sirola, Agostino Straulino e Franco Luxardo: gente di sport, abituata alla fatica, al sacrificio e al successo, tutti provenienti da un incantato lembo di terra, baciato dal sole e dal mare, ma mortificato dalla storia, da patti sciagurati e dalla dolorosa esperienza di un esilio. Per loro, polvere di stelle e demoni di vite da romanzo, ascese fulminee e cadute rovinose per esistenze da film, personaggi entrati nell’immaginario collettivo e nel quotidiano di un Paese che non sempre è stato capace di fare i conti con il proprio passato ma, in fondo, se qualcosa di esso ha capito, lo deve anche allo sport e ai suoi protagonisti. Su tutte, spicca la figura di Benvenuti, scomparso nel maggio 2025, la cui carriera, portata avanti con grande orgoglio e con stile, con scelte intelligenti, non soltanto nella scherma pugilistica, con un modo di proporsi sempre elegante e signorile ma anche, e soprattutto, con una straordinaria leggerezza, un retaggio – ha sempre detto – dell’educazione familiare, al punto che rimane impressa la frase con cui lo stesso Benvenuti ha raccontato la vicenda dolorosa dell’esodo, l’addio ai luoghi dove è nato e cresciuto, presenti da sempre nella mente e nel cuore: “Sono un esule – ha detto – ma non porto rancori. È stata la Storia. E la Storia nasce, cresce e finisce”. La penna di Adalberto Scemma rende onore alla memoria di sportivi che hanno lasciato un segno indelebile, in un libro nasce da una serie di podcast, scritti e letti dallo stesso Scemma, editi nel 2021 da Storie avvolgibili per la collana “La storia del Confine Orientale” dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
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