Le Guide Esperienziali sono strumenti editoriali che non si limitano a fornire un elenco di luoghi con sommarie indicazioni su attrazioni da visitare, come capita con le classiche guide turistiche, ma fanno parte di un progetto editoriale molto più ampio e ambizioso, che dà spazio alle eccellenze del territorio italiano, raccogliendo le storie di aziende, enti e associazioni che, raccontandosi, mettono il viaggiatore in dialogo con il territorio e le sue peculiarità. A partire dalle piccole botteghe artigiane fino ad arrivare alle grandi aziende di produzione di prodotti agricoli o alimentari, passando per le attività tessili o del pellame, senza trascurare manufatti artistici ceramici o in vetro, le guide propongono esperienze sempre diverse e declinate in modo originale e unico, intrecciando elementi storici, aneddoti locali e testimonianze dirette di chi vive e racconta il territorio attraverso il proprio “saper fare” così da far emergere l’anima dei luoghi, invitando l’utente a scoprire ciò che normalmente resta nascosto al turismo di massa. Nel singolare territorio verso cui convergono il Po e l’Adige scorre una terza via d’acqua, di particolare rilievo nella storia del Polesine: le fonti antiche lo chiamarono Tartaro, quindi, oltre Trecenta, a seguito di interventi di canalizzazione, prese il nome anche di Gabellone o Gaibo e di Castagnaro, prima dell’attuale appellativo di Canalbianco. Si tratta di un fiume poco conosciuto, eppure molto legato alle dinamiche idrografiche dell’area, avendo interagito con le vicende dell’Adige e del Po in vari periodi storici a cominciare, perlomeno, da 4.000 anni fa. Il Tartaro-Canalbianco fu interessato, negli anni Sessanta del secolo scorso, da radicali interventi al fine di renderlo navigabile a scopo commerciale: ne venne rettificato il corso, furono rinforzati gli argini e costruite conche di sollevamento, rifatti ponti, darsene e attracchi; così, il fiume iniziò a essere effettivamente navigabile circa vent’anni più tardi. Oggi il corso del Canalbianco, unito alla potenzialità delle piste ciclabili che vi corrono a ridosso, offre la possibilità di una navigazione turistica che permette di scoprire le meraviglie naturalistiche, storiche e architettoniche dell’intero Polesine.
Lo spirito che caratterizza il progetto si è concretizzato così, negli ultimi anni con la programmazione di tre percorsi che permettono di riscoprire il territorio seguendo l’andar lento del corso d’acqua, ricalcando le vicende principali della storia del Polesine, corroborate dalle ricerche archeologiche, da fonti letterarie e documenti, testimonianze di un’identità peculiare e di grande interesse. Il primo percorso, Via dell’archeologia e dell’ambra, tocca Rovigo e Adria ed è nel segno della storia: l’itinerario non può prescindere da una visita al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, per conoscere la storia di una terra tra i due maggiori fiumi italiani. Dopo aver ammirato il complesso dell’antico monastero olivetano di San Bartolomeo e i suoi due chiostri, in particolare quello cinquecentesco, si può raggiungere in bicicletta l’approdo di Rovigo o, in alternativa, quello di Bosaro, entrambi sul Canalbianco, per poi arrivare ad Adria, dove l’attracco è a poche centinaia di metri dal museo archeologico nazionale, testimonianza dei fasti passati, che ospita reperti di epoca preromana (con moltissime testimonianze riconducibili al periodo etrusco) e romana. Il percorso Tra ville e castelli annovera la sosta al castello di Arquà Polesine, da cui si può raggiungere in bici il vicino attracco di Bosaro. Diventa possibile quindi navigare fino a Mulino Pizzon, a pochi chilometri dalla bellissima Fratta Polesine, che ha tantissimo da offrire a livello storico e architettonico. In bici si può poi raggiungere Pincara, dove magari concedersi una tappa alle Antiche Distillerie Mantovani e, da lì, reimbarcarsi dal vicino attracco di Ca’ Bernarda. L’itinerario Via delle acque e del vetro, con focus sulle bellezze naturalistiche, conduce alla scoperta dell'estremità occidentale del Polesine, da Fratta a Candia e Bagnolo, sino all’abitato di Trecenta, famosa anche per i suoi “gorghi”, residui di antichi alvei fluviali oggi aree umide protette, dichiarati Siti di Importanza Comunitaria dall’Unione Europea. Questi laghetti sono sei, di cui il più famoso e bello tra tutti resta senza dubbio il “gorgo della sposa”, legato a numerose leggende e misteri. L’opera descrive tutte le possibilità di visita, navigabile e ciclabile (e di degustazione), dei tre percorsi i quali, con le rispettive visite, richiedono l’impegno di una giornata, ma si collegano con altri itinerari per vacanze naturalistiche memorabili.
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