Nella presentazione del libro, la giornalista Elena Cardinali introduce l’opera così: “Quando la realtà supera l’immaginazione”. L’autore Giuliano Dal Pero, luogotenente dei carabinieri ora in quiescenza, ripercorre gli anni di servizio in questo lungo diario. Alla partenza ha una valigia che, oltre ad accogliere gli effetti personali, contiene tutta l’ingenuità che un giovane non ancora ventenne portava con sé. Metaforicamente, in quella valigia all’atto del congedo, al posto dell’ingenuità troverà spazio l’esperienza professionale vissuta nei 35 anni di servizio. Nella copertina sarà proprio l’immagine della valigia e un berretto dell’uniforme a rendere l’idea del lungo viaggio intrapreso nel mondo dell’illegalità. Nel raccontarsi, il protagonista non nasconde gli iniziali timori e le gaffe fino a quando, professionalmente maturo, entrerà nei reparti speciali dell’Arma dei Carabinieri: Reparto Operativo, Antidroga e per ultimo il Nas. Nella sua introduzione, l’autore così si racconta: “Molti degli episodi narrati sono stati vissuti con una certa apprensione, quando la risoluzione del crimine non era ancora avvenuta, quella che non riuscivo ad abbandonare e che mi accompagnava spesso anche casa.
Arrivare a scoprire il colpevole era una sfida innata, non un colpevole qualsiasi, ma il colpevole, talvolta raggiunto con l’istinto, un istinto maturato dentro. La lotta era continua per giungere alla verità. Sì, la verità, perché noi siamo istituzionalmente portatori di verità, una verità che a volte contrasta con la verità processuale, ma è la nostra verità e nessuno può togliercela. Noi non siamo chiamati a giudicare, ma siamo chiamati a raccontare la verità. Ho visto e vissuto il dolore che all’improvviso irrompeva nella quotidianità di una famiglia, ho osservato le vittime mantenendo la freddezza di chi le doveva guardare con occhio diverso, inseguendo la pur minima traccia per poter dare un volto all’assassino. Quel volto che poi arrivavo a vedere e al quale parlavo, lasciandomi spesso raccontare le menzogne prima ancora di contestargli le contraddizioni. Nella mia memoria conservo ancora alcuni frammenti che mi riportano a quei momenti che non si possono dimenticare, sono immagini che rimangono e che mi porterò dentro tutta la vita. Ho combattuto contro i trafficanti, mescolandomi tra loro, cercando di colpire le organizzazioni criminali dal loro interno, delineando i ruoli dei portatori di morte. Poi, all’improvviso, si presentò l’occasione di dedicarmi ad attività delittuose diverse, mirate a smascherare i cosiddetti ‘colletti bianchi’: andai a occuparmi di malasanità adeguando la mia esperienza investigativa – prima diretta alla criminalità organizzata – al malaffare, alla corruzione, che spesso provoca danni irreparabili e ben più gravi a questa nostra società, rispetto alla criminalità predatoria da strada che solitamente fa più notizia. A volte le indagini entravano nel mondo scientifico costringendomi ad adeguarmi e a studiare, con la mente di chi investiga, quei protocolli nelle cui pieghe erano nascoste le malefatte finalizzate a depredare le finanze dello Stato elargite attraverso il sistema sanitario. Ho combattuto il mondo dei ‘furbi‘, smascherando abili truffatori, che spesso nascondevano le loro cattive azioni protetti dall’importante ruolo rivestito. Siamo uomini talvolta chiamati a combattere difficilissime battaglie e a volte vinciamo, ma chi vince veramente non siamo noi, bensì il popolo onesto”. Buona lettura.